CalabriaSport24

Volley, a tu per tu con Luca Presta (Tonno Callipo)

CalabriaSport24 ha incontrato il talentuoso centrale della Tonno Callipo Luca Presta, classe 1995 e nativo di Belvedere Marittimo

In occasione di un incontro con gli alunni dell’IM Licei “Tommaso Campanella” di Belvedere Marittimo, CalabriaSport24 ha incontrato Luca Presta, centrale della Tonno Callipo Volley. Presta, pallavolista classe ’95, originario proprio di Belvedere Marittimo è una delle promesse più limpide del panorama del volley Nazionale.

Ciao Luca, qual è stato il tuo primo contatto con la pallavolo?

La passione è nata da sé, non mi ha mai spinto nessuno in un campo da pallavolo. Ho iniziato tardi a giocare, a 12 anni, tutto grazie a papà, allenatore di pallavolo,: volevo seguirlo ovunque anche nei suoi allenamenti. Lui non mi ha mai obbligato ad amare la pallavolo e di questo devo solo ringraziarlo. Devo ringraziare la mia famiglia che ha creduto in me e mi ha lasciato partire per Vibo Valentia dopo solo un anno. Devo anche molto ad allenatori come Pasquale Donato e tanti altri che mi hanno fatto crescere tantissimo.

Poi arriva l’esperienza con Vibo Valentia.
Ho avuto il coraggio di lasciare famiglia, scuola, amici e ho deciso di partire per Vibo. Ho riflettuto molto su questa scelta, ci pensavo ogni sera nel letto prima di dormire, ma ogni volta mi convincevo che era la scelta giusta per la mia vita professionale. Devo molto alla Tonno Callipo: è un ambiente dove hanno accolto e cresciuto come una seconda famiglia un bambino di tredici anni. Se dovessi tornare indietro sceglierei ogni volta di accettare la proposta di Vibo.

Come ti prepari per una partita? Hai qualche rito scaramantico a cui ti affidi?

Ognuno crea da sé il suo destino. Sento la partita davvero tanto, anche se crescendo cerco di essere meno impulsivo e di scacciare via la paura perché può solo portarmi a sbagliare. Cerco di essere più lucido possibile e di concentrarmi sul gesto tecnico che devo compiere. Mi affido anche io però alla scaramanzia, soprattutto cerco di usare sempre la stesso costume nel pre-partita, di sistemare calzini e scarpe in un determinato modo. Riguardandomi in tv, mi sono accorto che ogni qualvolta vado in battuta sono solito ripetere gli stessi movimenti, tocco sempre la collana che mi ha regalato mia nonna: sono gesti spontanei ormai.

Hai un numero portafortuna?
Il numero che indosso, il 18, è il mio portafortuna. Quando ero nelle giovanili di Vibo, c’era un giocatore (Nikolay Nikolov ndr) che osservavo sempre durante gli allenamenti, un giorno lui si avvicinò a me e mi regalò le sue scarpe. Dopo l’emozione per il regalo, gli promisi che se un giorno avessi debuttato in prima squadra in A1 avrei usato il suo stesso numero, il 18. Il primo anno che ho giocato in A1, appena ho scelto il numero per la stagione ormai alle porte, la prima cosa che ho fatto è stato mandargli un messaggio dove gli mostravo, orgoglioso, la mia maglia.

La tua soddisfazione più grande?
Un momento molto bello è stato l’esordio in A1, nel 2013, con la maglia di Vibo contro Modena. Mi sono ritrovato in campo con giocatori che erano i top mondiali, ad esempio Bruno. Altri momenti che ricordo con piacere sono le due Coppe Italia vinte in A2 sempre con la Tonno Callipo, del campionato vinto l’anno scorso con la divisa di Castellana. Quest’ultimo titolo è stata anche un po’ una rivincita: alzare la coppa dopo averla persa l’anno prima solo a gara 5, contro Sora, è stato qualcosa di davvero emozionante. In Puglia, dopo un inizio un po’ in colore, sono riuscito a riprendermi a dimostrare davvero il mio valore a tutti.

Cosa ricordi dell’esordio in A1?

Ricordo che i compagni dopo il mio esordio mi rasarono a zero, è un po’ il rito che bisogna compiere: avevo una cresta davvero inguardabile. Ricordo che ero partito come quarto centrale, ricordo che siamo riusciti a raggiungere la Final Four di Coppa Italia, il viaggio verso Milano.

La tua delusione più grande?
La delusione più grande è stato il campionato di A2 perso contro Sora. Eravamo avanti 2 a 0 e sentivo la vittoria vicina. È stata una brutta botta, però una botta che ha contribuito a farmi crescere, perché si deve ripartire dalle sconfitte. La sconfitta ha lasciato una ferita che è rimasta aperta per un po’ di tempo: ci pensavo costantemente, ci pensavo la sera prima di addormentarmi. Mi sono rimproverato per un po’ di tempo, ma solo per migliorare il futuro. Cerco sempre di unire il miglioramento nello sport a quello nella vita di tutti i giorni.

Come trascorri il tempo fuori dal rettangolo da gioco? Riesci a vivere una vita “normale”?
Trascorro molto tempo immerso nella lettura soprattutto di testi storici. Cerco di impegnarmi al massimo anche nello studio, -riuscire a completare il corso di studi e la laurea in ISEF- ma è davvero difficile. Realizzarsi anche nello studio è qualcosa di molto importante: prima o poi il ciclo della pallavolo termina, e in quel momento vorrei farmi trovare pronto. Avere una ragazza affianco è davvero difficile: stare accanto a uno sportivo implica molti sacrifici (sorride ndr). Gli amici e la famiglia sono le persone a cui tengo di più, grazie a loro ho tutto. Appena torno a casa non vedo l’ora di incontrare il mio gruppo di amici e trascorrere del tempo con loro.

Hai un idolo sportivo e non a cui ti ispiri?
Cerco di imparare il più possibile, per il mondo della pallavolo e non, dai miei avversari e dai miei compagni. Ammiro tantissimo Davide Marra per tutto quello che ha fatto e vedo in lui un punto di riferimento. Nello sport in generale cerco di ispirarmi alla determinazione e alla cattiveria di Cristiano Ronaldo. Ho letto il suo libro ed è un perfezionista.

Se arrivasse un’offerta dall’estero saresti pronto a lasciare la terra che ti ha cresciuto?
Faccio di tutto per non precludermi nessuna possibilità per il futuro. In questo momento della mia vita sono molto felice a Vibo, sto bene nella mia terra, ogni cosa però ha il suo tempo. Sono pronto a valutare qualsiasi cosa in collaborazione con la società, ma non riesco a vedermi con un’altra maglia. L’unica maglia che sogno di indossare è quella azzurra della Nazionale: gioco per raggiungere degli obiettivi, per crescere e migliorare sempre di più.

Domanda che viene spontanea: la Nazionale? Cos’è per te?
Per me la Nazionale è tutto. Ricordo l’emozione provata quando ho indossato la divisa azzurra durante le Olimpiadi Giovanili, Festival Olimpico della Gioventù Europea, ad Utrecht. Ricordo i brividi e la pelle d’oca mentre risuonava l’inno. In Nazionale arrivano solo i top e io ho ancora bisogno di crescere e migliorare sotto ogni aspetto.

Il sogno che custodisci gelosamente nel cassetto?
Il sogno è sicuramente vestire la maglia della Nazionale alle Olimpiadi. Non guardo alle olimpiadi del 2020, ma spero solo di riuscire a realizzare il mio sogno: Tokyo o Parigi non importa. Sarei anche disposto a tatuarmi i Cerchi Olimpici. Guardando alla realtà, un giorno non troppo lontano, spero di riuscire a trionfare nella SuperLega. Mi piacerebbe anche giocare in squadra con i migliori giocatori, anche se molti di questi giocano già con me. Tra tutti vorrei avere come compagno Podrascanin: la sua freddezza nei momenti decisivi mi impressiona ogni volta che lo affronto.

Si ringrazia il Dirigente Scolastico Maria Grazia Cianciulli, Luca e la Sua famiglia.

 

Luigi Cristiano

 

 

 


Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.