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E’ giusto fermare il calcio???

Andrea Rosito

Calcio e Corona Virus: il calcio italiano, e più in generale quello europeo, è sempre più in balia del subdolo virus che sta mettendo mietendo sempre più contagi e vittime. I campionati devono proseguire o fermarsi? Se saranno fermati sarà per qualche settimana o sino al termine dell’emergenza sanitaria? Lo stop ai campionati invaliderà i risultati dei tornei? E lo scudetto chi lo vince? E il Crotone verrà promosso in A? E il Cosenza scende o rimane in B? E la Reggina? Il Catanzaro? Il Rende? La Vibonese? Sono queste le domande che frullano nella testa dei tifosi calcistici, ma più che altro sorge spontanea un’altra domanda: è giusto fermare il calcio? La domanda è stata posta già ad allenatori del calibro di Klopp, nei giorni scorsi, Zidane e Sarri nelle ultime ore. Tutti hanno risposto in maniera unanime: “non siamo preparati per giudicare se fermare o meno i campionati, ci rimettiamo alla comunità scientifica”.

PERCHE’ NON FERMARE I CAMPIONATI – I nuovi decreti varati dal governo Conte costringeranno, naturalmente a fin di bene, sempre un maggior numero di persone a passare intere giornate in casa lontane dal posto di lavoro, dagli amici, dagli affetti, dagli svaghi muovendosi sonnecchianti tra il letto, il divano e la tv. A molti non resterà che dedicarsi all’attività sportiva, una corsa all’aria aperta accompagnati dalla musica, una partita a tennis o a padel, ma sempre rispettando le misure cautelative suggerite dalle autorità sanitarie. Ecco la domanda ora è un’altra: lo sport, il calcio in particolare, da gustare ben comodi e igienizzati davanti alla tv possono essere un divertisment, uno svago, per riparare dalla noia delle lunghe giornate trascorse in casa? La risposta può essere sì, ma attuando anche per le formazioni calcistiche le dovute misure precauzionali: i club potrebbero limitare al minimo i contatti con l’esterno promuovendo per queste settimane di emergenza una vita di gruppo tra le mura dei centri sportivi come si faceva con i classici ritiri pre partita fino a qualche anno. In questo modo il calcio sarebbe il “pharmakon” per il popolo italiano, in quarantena e non, costretto a modificare il proprio stile di vita per qualche settimana.

L’ENDORSMENT DI VALDIFIORI – I calciatori, come molti hanno fatto notare, non abitano un mondo parallelo, alternativo, sono dei comuni mortali, ma privilegiati. E proprio su questo ha basato il suo endorsment sul calcio-farmaco il centrocampista della SPAL Mirko Valdifiori rispondendo all’urlo di Balotteli: «Balotelli dice che non vuole giocare per il coronavirus? Non mi interessa di Mario, lui parla per finire sui giornali e far parlare di sé. Il nostro è un lavoro, anche se guadagniamo tanti soldi. Noi ci possiamo permettere di non giocare e stare a casa. Ma chi va in fabbrica ogni giorno per 1000 euro al mese? Chi ha un’attività ed è costretto a lavorare ogni giorno rischiando la propria salute per dare da mangiare alla famiglia? Dovremmo giocare solo per essere solidali con queste persone, per dire che siamo al loro fianco, che siamo tutti uguali. Basta privilegi nel calcio, perché il calcio è della povera gente. Non di chi fa soldi pubblicizzando la propria immagine».

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