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Catanzaro, parla Noto: ” E’ arrivato il momento di dire le cose, e condivido i francesi: è il momento di dire stop”

Il Presidente del Catanzaro, Floriano Noto, ha rilasciato una lunga intervista in diretta ai microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto.

Preoccupato per l’economia?
“Sì, anche per la mia azienda, che lavora nella grande distribuzione alimentare. Questa però è figlia dei redditi, e in questo momento però sta diminuendo: questo ci fa stare preoccupati, perché si rischia che tutto diventi ingestibile. Quindici giorni fa alcuni clienti hanno assalito supermercati a Palermo e Napoli, una pseudo-rivolta, non volevano pagare. Si tratta del dramma nel dramma. La maggior parte dei presidenti di calcio non lo fanno come primo business, e se viene meno la fonte da immettere nel calcio questo ne risente, ma è normale che prima si pensi alle proprie aziende”.

Il fronte della Lega Pro è unito per risolvere la stagione?
“Dividiamo un po’ i problemi. Per quanto riguarda sospensione e annullamento del campionato, credo che siamo ad una larga unanimità, c’è l’intenzione di tutti di finirla qui. Perché c’è anche un problema etico nel pensare a giocare in questo momento. Per quanto riguarda invece meccanismi di promozione e retrocessione si apre un tema molto diverso: qualsiasi metodo o scelta lascia degli scontenti. Pure far salire solo le prime crea un problema, mancavano tante partite, ricordo qualche anno fa l’Alessandria perse un vantaggio di 12 punti. Idem per le varie soluzioni alternative…”.

Teme che, a prescindere dalla decisione, ci siano ricorsi?
“Potrebbero esserci i presupposti. Noi avevamo trovato la via dell’estrazione, e capisco che possa sembrare poco sportiva, ma tiene comunque di conto di molti fattori della classifica. Rispettando le posizioni, la decima per salire di fronte a una seconda deve vincere venti estrazioni. Però così ha comunque una chance. Ricordo che il Cosenza due anni fa era 6° o 7° quando mancavano otto partite, poi arrivò 5° e vinse i playoff. Non sempre vince la seconda… Capisco che possa sembrare forte, ma bloccando tutto l’estrazione è la soluzione più giusta. Capisco le preoccupazioni anche di chi ha meritato sul campo, si vedano le prime”.

Quanto sarà sostenibile ripartire, anche a settembre?
Il problema non è tanto per quest’anno, infatti, ma è la proiezione. Io ho manifestato un pensiero in consiglio direttivo: dobbiamo approfittare di questo momento per fare una riforma seria del calcio, che preveda una riduzione di costi nel sistema. Non pensiamo che tutto possa arrivare tramite defiscalizzazione o contributi del Governo: non ce li ha dati quando non c’era il Coronavirus, men che meno oggi… Giustamente deve pensare alla sanità. Da lì non mi aspetto nulla. Tra le riforme potrebbe esserci lo status dilettantistico, e quello dipende solo da noi: è una battaglia interna, non c’entra la politica. Capisco chi dice che perdiamo la Melandri e il futuro dei prestiti dalle serie superiori: discutiamone, ma in maniera differente la vedo dura… Ciascuno giustamente pensa alle proprie aziende. Fosse toccato a me avrei fermato ieri il campionato, mettendomi a sedere con i miei avvocati per capire il futuro”.

La Ligue 1 si è fermata. In Italia che succederà?
“Penso che non siamo così decisi nel dire le cose come stanno: stiamo girando intorno al mantenimento dello status quo. Invece è arrivato il momento di dire le cose, e condivido i francesi: è il momento di dire stop. Però come dice Spadafora il calcio non può rivolgersi al Governo per certe cose e fare in autonomia su altro: io avrei bloccato qui senza chiedere aiuto al Governo di stoppare il campionato, non siamo bambini. Ho alcuni amici tra i presidenti di B e anche lì sono messi male. Non possiamo più continuare a fare calcio come fatto fino ad oggi. Capisco che ci sono in gioco milioni di euro, e non saprei nemmeno consigliare visto che non ho mai vissuto la realtà della Serie A purtroppo. Con certi interessi ci si pensa su due volte prima di decidere, ma in Serie B e C siamo coscienti che c’è una situazione devastante”.

Anche ripartire senza botteghino e sponsor incide.
“Assolutamente. Tenga conto che personalmente abbiamo giocato col Bari a porte chiuse, e quel giorno avrei incassato 90-100mila euro solo di botteghino. Da quando è uscita la questione porte chiuse, quasi tutti gli sponsor che pagano anticipatamente in trimestrale, hanno mandato lettere a bloccare la sponsorizzazione, e lo stesso penso capiterà anche l’anno prossimo. Venendo meno questi due voci, si trovano solo costi. Siamo con due piedi su una tavola instabile, possiamo cadere tutti”.

Lei sogna la B?
“Sognare non costa nulla, quindi lo facciamo anche ad occhi aperti. Quel sogno c’è. La Cina però è un colosso, un peso massimo, ed è andato ko riuscendo però a rialzarsi. L’Italia è un peso medio, il sud invece era già messo prima molto male… Non vedo chi oggi possa aiutarmi a mettere risorse nel calcio se mi guardo in giro”.

Ad oggi il 41,5% di contagi rimane nella sola Lombardia: l’Italia viaggia asimmetricamente. Corretto pensare alla fase due nazionale fino al 18 maggio?
“Io sono per dei processi differenziati, da regione a regione. Il dato calabrese deriva quasi nella totalità da Rsa, ce ne sono state quattro o cinque in cui il virus è entrato e ha fatto parecchie vittime. Il dato è falsato da questo, come penso pure in Lombardia… Da noi però in maniera diversa. Non so da che cosa dipenda, ma il sud, forse anche per bravura nostra nel rispetto delle regole, è messo meglio. Io la Calabria lo aprirei, però non deve esserci promiscuità con le altre regioni. La mobilità interna la aprirei, comunque: in questo momento siamo a numeri bassi”.

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